img-book
ISBN: 978-88-85812-28-4

In principio era il cielo – Pierdonato Taccogna

A cura di: Raffaello Contemporary Art

In principio era il cielo – Pierdonato Taccogna
Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio.
Ora, è proprio in questo spazio duplice, umano e universale, proiettato sulle tele come un doppio speculare, che la pittura di Pierdonato Taccogna prende corpo. Le sue stelle, più che la trascrizione del già visto, sono feti che galleggiano in un amnio di vita. Lo iato, sovente incommensurabile, tra l’individuo artista e l’universo extra-umano, è qui del tutto annullato: ciò che è dentro risponde a ciò che è fuori, le scintille balenanti a occhi chiusi sono le stesse che traversano il cosmo con l’esplosione di una stella.

5,00

Quantity:
Meet the Author
Books of Raffaello Contemporary Art
Coming soon di Pupi Fuschi
About This Book
Overview

In principio era il cielo

di Pierdonato Taccogna

In che nido di segni nasce l’arte?
Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.
In principio era il cielo

di Pierdonato Taccogna

In principio era il cielo

di Pierdonato Taccogna

 

Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.

Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.

Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente.

Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.