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ISBN: 978-88-31919-03-6

Descendit ad Inferos

I GRAFFITI DEI PRIGIONIERI DELL’INQUISIZIONE ALLO STERI DI PALERMO

Descendit ad Inferos è un saggio che si propone di avanzare più generali considerazioni sugli obiettivi e le funzionalità della dimensione carceraria nell’attività del Santo Officio, sull’utilizzo “sociale” dei muri come supporto per la scrittura, sul ruolo delle immagini disegnate nell’incoraggiare la devozione, nel segnalare atteggiamenti di sostanziale consenso o, al contrario, di resistenza all’attività giudiziaria dell’Inquisizione. Nel tentativo di offrire osservazioni utili a una maggiore comprensione dei graffiti dello Steri, si è dunque cercato di collocare la riflessione sul significato e sulla loro potenzialità come fonte per la ricerca storica nel dibattito, piuttosto vivace negli ultimi anni, intorno alla scrittura muraria nelle epoche passate. In secondo luogo, si è voluto precisare il contesto della loro realizzazione, stabilendo non solo i limiti normativi entro i quali era definita la detenzione nella regolamentazione inquisitoriale spagnola, ma anche le condizioni particolari del carcere palermitano e le circostanze pratiche in cui le iscrizioni furono eseguite. In ultimo, ci si è soffermati sull’indagine intorno ad alcune specifiche serie di graffiti, quelli contenuti all’interno delle celle 2 e 3 nell’attuale distribuzione espositiva, che a parere di molti sono tra i più suggestivi e interessanti. Soprattutto in questa fase si è rivelato prezioso il contemporaneo scavo condotto nelle serie relative al tribunale isolano presso l’Archivo Histórico Nacional di Madrid e nella confusa, lacunosa e sovente difficile documentazione di carattere prevalentemente contabile custodita a Palermo.

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I GRAFFITI DEI PRIGIONIERI DELL’INQUISIZIONE ALLO STERI DI PALERMO

Descendit ad Inferos è un saggio sugli obiettivi e le funzionalità delle carceri nell’attività del Santo Officio.

In particolare sull’utilizzo “sociale” dei muri come supporto per la scrittura, sul ruolo delle immagini disegnate nell’incoraggiare la devozione, nel segnalare atteggiamenti di sostanziale consenso. O, al contrario, di resistenza all’attività giudiziaria dell’Inquisizione.

Gianclaudio Civale espone riflessioni sui significati e le potenzialità dei graffiti dello Steri. Va così ad aggiungere valore alla ricerca storica, ruotando intorno al tema della scrittura muraria nelle epoche passate.
Il contesto diventa fondamentale. La descrizione delle condizioni particolari del carcere palermitano, le circostanze pratiche in cui le iscrizioni furono eseguite.

Poi il focus su alcune specifiche serie di graffiti, quelli contenuti all’interno delle celle 2 e 3, considerati da molti tra i più suggestivi e interessanti.

Il vano 3 delle prigioni custodisce alcune delle più affascinanti raffigurazioni dell’intero complesso. La sua rilevanza, tuttavia, non risiede nella qualità delle sue decorazioni, bensì nel fatto che le figure sono corredate dall’indicazione dell’anno e dei nomi o delle iniziali di coloro che le realizzarono.

Un viaggio appassionante attraverso il tempo e le immagini.

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