Molti libri, pochi lettori. O forse no?
On 21 gennaio 2018 | 0 Comments

Pare che l’editoria sia in crisi perché l’Italia non è un paese per lettori, ma in realtà non è esattamente così, perché i lettori sono gli stessi da circa quarant’anni. Il problema è un altro, ed è di matrice diversa.
I dati aggregati emessi dall’Associazioni Italiana Editori, dalla percentuale dei lettori forti sul totale dei lettori, fino al numero delle copie vendute e al giro di affari, lasciano spazio a pochissimi dubbi. Nonostante la mole di informazioni, numeri e tabelle, i dati ci lasciano una situazione sostanzialmente stabile.
La fotografia dell’Italia che legge è sostanzialmente invariata: i lettori forti sono intorno ai 3 milioni, stabile; quelli deboli sono legati alla presenza di volumi in classifica o fenomeni editoriali, anche loro tendenzialmente stabili; anziani e giovani sono le due fasce di lettori stabilmente forti e i dati non sembrano smentire questa tendenza. Inoltre la popolazione dei lettori non cambia e rimane stabile da quasi quarant’anni: approssimativamente tra i 22 e i 24 milioni di persone.
Analizzando i dati forniti dall’AIE, in questo sostanziale clima piatto, per quanto riguarda quest’anno, però, un dato da prendere in considerazione esiste. Un dato che riguarda la produzione di libri nel nostro paese e non l’acquisto, il consumo o la lettura in sé e per sé. In poche parole nonostante un pubblico stabile, seppur non particolarmente florido, il mercato editoriale è diventato frenetico e pieno di pubblicazioni che nessuno legge.
Il fenomeno è lampante: nel 2016 il mercato ha visto entrare in libreria più di 66mila nuovi titoli, di cui 18mila di sola narrativa. Ma il numero assoluto di lettori non è cambiato negli ultimi 40 anni, circa 22-24 milioni di persone.
Tantissime nuove pubblicazioni immesse in un mercato, un mercato che è rimasto pressoché identico per estensione. La risultante di questo aumento dell’offerta senza un aumento della domanda comporta alcune cose negative come  l’abbassamento della qualità delle opere, crollo del tempo di permanenza in libreria, vendite medie sempre più basse.
Negli ultimi dieci anni l’industria editoriale ha bollato questo fenomeno come crisi dell’editoria, scaricando tutte le responsabilità ai lettori. Eppure, facendo un’analisi prettamente numerica, non è così. Gli italiani non sono dei grandi lettori, ma non è una novità. Negli ultimi 50 anni è sempre stato così.
Ci sono soluzioni per risolvere questo fenomeno? La domanda non è semplice. Probabilmente la risposta sta in parte nell’ipertrofia di pubblicazioni e in parte lo sviluppo della grande distribuzione organizzata. L’impressione generale è che forse sarebbe il caso di pubblicare meno volumi e di sensibilizzare maggiormente i lettori, anzi meglio i non lettori, per aumentare la fetta di mercato in modo genuino nei prossimi anni. Ma potrebbe non bastare.