Artes (9)

Diretta da: Maria Concetta Di Natale

  • LE ARTI DECORATIVE SICILIANE NEI DIARI DEI VIAGGIATORI INGLESI
    Collana Artes
    Questo volume di Sergio Intorre è il frutto di uno studio capillare che l’autore ha effettuato sui resoconti dei viaggiatori inglesi che arrivarono in Sicilia tra il XVIII e il XIX secolo, alla ricerca mirata di descrizioni inerenti le opere siciliane di arte decorativa viste nel corso dei loro itinerari. Le citazioni così raccolte hanno fornito un quadro d’insieme che è stato oggetto di studio scientifico e che ha dato vita a questa pubblicazione. L’interesse del volume sta quindi, innanzitutto, nell’originalità della ricerca condotta sulle Arti Decorative nei diari dei viaggiatori, che fornisce all’autore la possibilità di osservare e studiare un corpus di opere note e meno note ancora a diretto contatto con i collezionisti dell’epoca o nelle loro sedi originarie, cambiate nel tempo in seguito a vicissitudini di differente natura, come calamità naturali, interventi di restauro degli edifici, trasferimenti, acquisizioni, o, nel peggiore dei casi, furti o smarrimenti. Un ulteriore aspetto particolarmente affascinante è costituito dai commenti dei viaggiatori inglesi relativi alla devozione dei Siciliani nei confronti dei simulacri sacri maggiormente venerati nell’Isola e dei tesori che già in quel periodo si erano raccolti loro intorno, grazie alla devozione di nobili, monarchi, Viceré, persone comuni. Ai loro occhi appare spesso incomprensibile l’intenso rapporto tra i Siciliani e i loro santi protettori, che sottolineano di volta in volta con curiosità, divertimento, indignazione o perfino sdegno. Ma al di là degli aspetti legati alla Fede e al folklore, dalla Madonna di Trapani alla Madonna della Lettera, da Santa Rosalia a Sant’Agata, da Santa Lucia a San Gerlando raccontano di urne d’argento, gioielli, suppellettili liturgiche, arredi sacri, con stupore e ammirazione, riferendo della maestria con cui gli artisti siciliani lavoravano i materiali preziosi dell’Isola. Dai resoconti di viaggio emergono inoltre le figure dei principali collezionisti dell’epoca e le loro raccolte, così simili alle wunderkammer imperiali europee nella ricca varietà dei manufatti e nella dichiarata volontà di stupire il visitatore. Ancor più significative sono le citazioni studiate da Sergio Intorre e raccolte integralmente in appendice alla fine di questo volume, se si pensa che nella maggior parte dei casi i visitatori inglesi venivano in Sicilia principalmente per vedere le rovine classiche di Agrigento, Siracusa, Segesta, Selinunte, etc., ispirati dal pensiero di Winckelmann, che dominava il panorama culturale europeo di quel periodo. I numerosi diari di viaggio citati di volta in volta nel corso del volume raccontano delle lussureggianti decorazioni a marmi mischi, della raffinatezza degli intagli lignei, dei virtuosismi dei corallari trapanesi, dello splendore dell’arte degli orafi e degli argentieri dell’Isola, che spesso stride con la realtà sociale descritta dagli stessi autori, ma che contribuisce a tracciare un quadro esaustivo di quello che, ancora oggi, è uno degli elementi fondamentali della nostra identità culturale.

     

     

    Beauty and Splendour by: Intorre Sergio 20,00

    Beauty and Splendour – Le arti decorative siciliane nei diari dei viaggiatori inglesi fa parte della collana Artes.

    Questo volume

    è il frutto di uno studio che l’autore ha effettuato sui resoconti dei viaggiatori inglesi che arrivarono in Sicilia tra il XVIII e il XIX secolo, alla ricerca delle opere di arte decorativa.

    L’interesse del volume sta quindi, nell’originalità della ricerca condotta sulle Arti Decorative nei diari dei viaggiatori.

    Certamente, un aspetto affascinante è leggere della sorpresa dei viaggiatori di fronte la devozione dei siciliani verso i simulacri sacri. Dai resoconti di viaggio emergono inoltre le figure dei principali collezionisti dell’epoca.

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  • CERAMICHE SICILIANE DI ETA’ MODERNA AL MUSEO DELLA CERA DI BURGIO

    Prefazione di Vito Ferrantelli

    Il Museo della Ceramica di Burgio, sin dal giorno della sua inaugurazione avvenuta il 6 giugno 2010, si era dotatodi un cospicuo numero di maioliche provenienti da prestiti di istituzioni pubbliche e collezioni private. Il nucleo fondamentale, risalente al periodo che va dal XVI al XVIII secolo, era costituito da manufatti appartenenti alle collezioni della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis: albarelli, bocce, bottiglie espressione di una raffinata produzione apotecaria che ha caratterizzato il periodo aureo della ceramica di Burgio. Un’importante documentazione storica era rappresentata anche dai frammenti ritrovati nello scavo effettuato nel 2008 dalla Soprintendenza di Agrigento nel quartiere delle antiche botteghe. Le opere delle collezioni private, in gran parte del XIX e XX secolo, infine, completavano l’excursus storico della realtà ceramica agrigentina. Nel corso degli anni, tuttavia, molti collezionisti, per svariati motivi, ne hanno chiesto la restituzione determinando un impoverimento del patrimonio espositivo e una discontinuità sul piano temporale. Il recente e ulteriore gesto di affettuosità della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis ha permesso al MUCEB di recuperare e addirittura migliorare l’offerta culturale complessiva. Dagli albarelli alle bottiglie, dai boccioni alle idrie, un significativo numero di preziosi manufatti racconta l’ingegno e  l’operosità di valenti maestri ceramisti nel corso di più di tre secoli e, nel contempo, consolida il rapporto di fattiva collaborazione tra il nostro museo civico e una delle più importanti istituzioni museali nazionali. L’iniziativa si è concretizzata grazie alla sensibilità culturale del Direttore della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis di allora, Prof. Gioacchino Barbera, e all’attuale, Dott.ssa Evelina De Castro, ai quali esprimo un sincero ringraziamento e un sentimento di profonda gratitudine per aver condiviso il progetto  dell’Amministrazione comunale di Burgio finalizzato alla costruzione di un circuito turistico locale, nel tentativo di coniugare il binomio cultura e sviluppo. Peraltro, il MUCEB, nel momento della sua apertura al pubblico e poi in occasione dell’evento ‘”I mai visti”, organizzato nell’aprile del 2011, in contemporanea nelle due realtà museali, ha già potuto contare sulle collezioni di Palazzo Abatellis che, da un lato, offrono alla comunità culturale una ricostruzione coerente dello svolgimento storico della ceramica di Burgio e, dall’altro, concorrono a definire l’identità di questo antico paese dell’entroterra agrigentino. Tra le opere esposte si rileva la presenza di altre significative realtà ceramiche siciliane come Palermo, Caltagirone, Sciacca, Trapani e Collesano che consentono di mettere a confronto forme, decori, cromie e iconografie utilizzate dai maestri artigiani siciliani. Un ringraziamento, infine, mi preme rivolgere alle qualificate professionalità che si sono adoperate, lungo tutto il percorso di studio e di lavoro, per la buona riuscita dell’evento; in particolare il Dirigente Generale dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dott. Gaetano Pennino, la Dott.ssa Maria Reginella, l’Arch. Bernardo Agrò, il curatore scientifico del MUCEB, prof. Sergio Intorre, e tutta l’Amministrazione Comunale di Burgio.

     

    Da Palazzo Abatellis al MUCEB by: Vito Ferrantelli 15,00

    Al MUCEB (Museo delle Ceramiche di Burgio), la concessione della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis ha permesso di recuperare e migliorare l’offerta culturale del territorio.

    Prima di tutto, questo volume fa parte della Collana “Quaderni del MUCEB” a cura di Vito Ferrantelli.
    L’autore qui spiega l’importanza della ceramica siciliana, probabilmente tra i più importanti reperti nel patrimonio artistico mondiale: un’antica tradizione, che afferma la vivacità di questo settore dell’economia locale e, allo tempo stesso, identità del piccolo paese.

    Un altro elemento importante è che tra le opere esposte, vi sono altre ceramiche siciliane provenienti da Palermo, Caltagirone, Sciacca, Trapani e Collesano. Come risultato, queste hanno permesso di mettere a confronto, forme, decori, colori e immagini.

    La ceramica è, oggi più che mai, viva. Sta a noi operatori culturali creare le condizioni per farla crescere.

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  • Il volume descrive la mostra del Museo dell’Università, la storia e il formarsi delle collezioni d’arte palermitane nel segmento temporale che va dagli inizi dell’Ottocento fino all’Unità d’Italia o ancor meglio fino al 1867, quando prenderà vita il Museo Nazionale con il trasferimento di tutte le collezioni cittadine al Museo Archeologico Antonino Salinas.

    Il Museo dell’Università by: Barbera Gioacchino, Di Natale Maria Concetta, 20,00
    Collana Artes – “Il Museo dell’Università. Dalla Pinacoteca della Regia Università di Palermo alla Galleria di Palazzo Abatellis” a cura di Gioacchino Barbera, Maria Concetta Di Natale.
  • “Le fabbriche di ceramica costituiscono uno dei più cospicui punti d’incontro e di contatto tra tendenze e stili “colti” e “popolari”, sicchè i loro prodotti riflettono il confluire di due filoni culturali che spesso sono perfettamente fusi in un tutt’uno armonico”. Così Antonino Buttitta introduce la “ceramica popolare” nella sua voce dell’Enciclopedia Universale dell’Arte.
    Quella di Giovanni De Simone è una produzione ceramica che risponde ai due filoni che non sono paralleli ma che, piuttosto procedono a fianco, trovando innumerevoli punti d’incontro. Non a caso opere come le lucerne realizzate da De Simone trovano rispondenza in quanto ancora annota Buttitta: “Nei prodotti ceramici nei quali artisticità e funzionalità concorrono ad un unico scopo di decoro , le lucerne siciliane a figura umana costituiscono uno degli esempi più nobili e cospicui”.

    L’ARTE OLTRE LA MATERIA. CERAMICHE DISEGNI DIPINTI by: Giovanni De Simone 25,00

    “Le fabbriche di ceramica costituiscono uno dei più cospicui punti d’incontro e di contatto tra tendenze e stili “colti” e “popolari”, sicchè i loro prodotti riflettono il confluire di due filoni culturali che spesso sono perfettamente fusi in un tutt’uno armonico”. Così Antonino Buttitta introduce la “ceramica popolare” nella sua voce dell’Enciclopedia Universale dell’Arte.
    Quella di Giovanni De Simone è una produzione ceramica che risponde ai due filoni che non sono paralleli ma che, piuttosto procedono a fianco, trovando innumerevoli punti d’incontro. Non a caso opere come le lucerne realizzate da De Simone trovano rispondenza in quanto ancora annota Buttitta: “Nei prodotti ceramici nei quali artisticità e funzionalità concorrono ad un unico scopo di decoro , le lucerne siciliane a figura umana costituiscono uno degli esempi più nobili e cospicui”.

  • Manoscritti, giornali, stampe, proclami, lettere, manifesti, libri, fogli volanti. E poi dipinti, sculture, tempere, acquerelli, disegni, xilografie, litografie, fotografie. E inoltre armi, uniformi, bandiere e cimeli militari. Questo e altro ancora è il materiale che usualmente costituisce un’esposizione di memoria risorgimentale ideata, progettata, allestita al fine di ricostruire e ricordare un determinato episodio o la presenza di uno o più personaggi, in forma permanente, come musei dedicati e civici, o temporanea, generalmente allo scadere di un anniversario o di una specifica ricorrenza. Questa tipologia espositiva ha da sempre costituito il mezzo più efficace per servire la pedagogia del Risorgimento rivolta dalla Patria al popolo da educare, adottata in tutte le regioni e le province del Paese che conservano oggetti e cimeli di quel periodo, specialmente in occasione delle Celebrazioni nazionali.
    Fino a oggi, a occuparsi di questo tipo di esposizioni sono stati quasi esclusivamente gli studi storici, che hanno focalizzato la loro attenzione sull’utilizzo in chiave politica della memoria risorgimentale, sottolineando come e perché l’establishment abbia di volta in volta impiegato o obliato tale eredità materiale e spirituale per consolidare il proprio potere. A essere trascurata è stata insomma l’esperienza empirica vissuta tanto dall’organizzatore quanto dal fruitore che, seppur sia stata fisicamente limitata nel tempo e nello spazio, è ancora oggi ricavabile non soltanto dai cataloghi ma anche dalle testimonianze scritte e visive di chi vi ha lavorato o vi è stato in visita. Un’esperienza fatta di spazi, percorsi, ambienti, suggestioni, scelta degli oggetti e loro uso e disposizione, opere d’arte e attenzione o meno al fattore estetico. “Leggere” nella sua interezza un allestimento è d’altronde compito che non attiene allo storico ma ad altre categorie di studiosi – storici dell’arte e critici d’arte, museologi e museografi – che tuttavia soltanto sporadicamente hanno preso in considerazione tale particolare tipologia espositiva. Manca infatti a tutt’oggi un lavoro che si soffermi sulla forma, oltre che sulla sostanza; che legga l’intero fenomeno dalla sua nascita fino ai giorni nostri; che individui le principali tappe di tale pratica, assieme alle diverse varietà proposte; che restituisca, infine, agli uomini e alle donne coinvolti nel corso del tempo lo spazio e il riconoscimento che meritano.

    Questo volume – che intreccia saperi diversi ma strettamente legati tra loro – ambisce dunque a ricostruire e ad analizzare il fenomeno espositivo a tematica risorgimentale dalla prospettiva storico-artistica prediligendo, contrariamente agli studi storici, le mostre piuttosto che i musei.

    LA PATRIA ESPOSTA. ARTE E STORIA NELLE MOSTRE E NEI MUSEI DEL RISORGIMENTO by: Brevetti Giulio 60,00

    Manoscritti, giornali, stampe, proclami, lettere, manifesti, libri, fogli volanti. E poi dipinti, sculture, tempere, acquerelli, disegni, xilografie, litografie, fotografie. E inoltre armi, uniformi, bandiere e cimeli militari. Questo e altro ancora è il materiale che usualmente costituisce un’esposizione di memoria risorgimentale ideata, progettata, allestita al fine di ricostruire e ricordare un determinato episodio o la presenza di uno o più personaggi, in forma permanente, come musei dedicati e civici, o temporanea, generalmente allo scadere di un anniversario o di una specifica ricorrenza. Questa tipologia espositiva ha da sempre costituito il mezzo più efficace per servire la pedagogia del Risorgimento rivolta dalla Patria al popolo da educare, adottata in tutte le regioni e le province del Paese che conservano oggetti e cimeli di quel periodo, specialmente in occasione delle Celebrazioni nazionali.
    Fino a oggi, a occuparsi di questo tipo di esposizioni sono stati quasi esclusivamente gli studi storici, che hanno focalizzato la loro attenzione sull’utilizzo in chiave politica della memoria risorgimentale, sottolineando come e perché l’establishment abbia di volta in volta impiegato o obliato tale eredità materiale e spirituale per consolidare il proprio potere. A essere trascurata è stata insomma l’esperienza empirica vissuta tanto dall’organizzatore quanto dal fruitore che, seppur sia stata fisicamente limitata nel tempo e nello spazio, è ancora oggi ricavabile non soltanto dai cataloghi ma anche dalle testimonianze scritte e visive di chi vi ha lavorato o vi è stato in visita. Un’esperienza fatta di spazi, percorsi, ambienti, suggestioni, scelta degli oggetti e loro uso e disposizione, opere d’arte e attenzione o meno al fattore estetico. “Leggere” nella sua interezza un allestimento è d’altronde compito che non attiene allo storico ma ad altre categorie di studiosi – storici dell’arte e critici d’arte, museologi e museografi – che tuttavia soltanto sporadicamente hanno preso in considerazione tale particolare tipologia espositiva. Manca infatti a tutt’oggi un lavoro che si soffermi sulla forma, oltre che sulla sostanza; che legga l’intero fenomeno dalla sua nascita fino ai giorni nostri; che individui le principali tappe di tale pratica, assieme alle diverse varietà proposte; che restituisca, infine, agli uomini e alle donne coinvolti nel corso del tempo lo spazio e il riconoscimento che meritano.

    Questo volume – che intreccia saperi diversi ma strettamente legati tra loro – ambisce dunque a ricostruire e ad analizzare il fenomeno espositivo a tematica risorgimentale dalla prospettiva storico-artistica prediligendo, contrariamente agli studi storici, le mostre piuttosto che i musei.

  • Orizzonti di Ceramica in Sicilia in epoca contemporanea

    Lo studio di Cristina Costanzo, Carla Accardi, Pietro Consagra, Renato Guttuso è dedicato a una selezione di esperienze artistiche siciliane particolarmente significative nel campo della ceramica del Novecento. Riservandosi un approfondimento sino ai giorni nostri in un volume di prossima uscita, il saggio traccia un excursus dell’impiego della ceramica siciliana dalla fine del XIX secolo sino agli anni 2000.

    Seguendo un percorso particolarmente vivace e creativo questo medium, che in Sicilia vanta una tradizione millenaria, si piega con successo all’urgenza di totalità delle arti. A cavallo tra artigianato, pittura e scultura, rivela il proprio straordinario potenziale.

    Ripercorrendo le vicende della Ceramica Florio, con cui collaborano Ernesto Basile e Rocco Lentini.

    Cristina Costanzo esamina la relazione trasversale che intercorre tra arte e artigianato, facendo riferimento all’importante collaborazione di Pippo Rizzo con la ceramica futurista faentina.

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    Orizzonti di Ceramica in Sicilia in epoca contemporanea by: Cristina Costanzo 35,00

    Orizzonti di Ceramica in Sicilia in epoca contemporanea

    Lo studio di Cristina Costanzo, Carla Accardi, Pietro Consagra, Renato Guttuso è dedicato a una selezione di esperienze artistiche siciliane particolarmente significative nel campo della ceramica del Novecento. Riservandosi un approfondimento sino ai giorni nostri in un volume di prossima uscita, il saggio traccia un excursus dell’impiego della ceramica siciliana dalla fine del XIX secolo sino agli anni 2000.

    Seguendo un percorso particolarmente vivace e creativo questo medium, che in Sicilia vanta una tradizione millenaria, si piega con successo all’urgenza di totalità delle arti. A cavallo tra artigianato, pittura e scultura, rivela il proprio straordinario potenziale.

    Ripercorrendo le vicende della Ceramica Florio, con cui collaborano Ernesto Basile e Rocco Lentini.

    Cristina Costanzo esamina la relazione trasversale che intercorre tra arte e artigianato, facendo riferimento all’importante collaborazione di Pippo Rizzo con la ceramica futurista faentina.

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  • Nel suo volume del 1993 su La melanconia di Albrecht Durer Maurizio Calvesi sottolinea la capacità di innovazione tecnica dell’artista tedesco, oltre al suo legame con una cultura apparentemente distante dal contesto artistico. Furono proprio le incisioni, più volte assunte a modello da artisti contemporanei e posteriori, e la sua versatilità in questa tecnica, che fecero del Dürer una figura di riferimento del Rinascimento per artisti e collezionisti dei secoli successivi.
    Maria Concetta Di Natale

     

    Passio Christi | La Grande Passione by: Chiara Agnello 25,00

    Passio Christi | La Grande Passione

    La Grande Passione di Albrecht Dürer è qui racchiuso in 12 incisioni. 

    Questo lavoro ha come tema principale la Passione di Nostro Signore Gesù  Cristo.

    Le incisioni […] si prestano a una nuova esperienza estetica religiosa; infatti, a differenza delle tele […] il lavoro d’incisione favorisce lo scavo dell’immagine e quindi un’accentuazione del segno grafico. Esso non serve soltanto a contornare i personaggi o a delimitare gli spazi, quanto piuttosto a dare forza/intensità al profilo e profondità ai sentimenti.

    Albrecht Dürer

    stabilendosi a Norimberga nel 1495 […], si dedica al progetto di una raffigurazione della Passione di Cristo.

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  • Il lavoro di Cristina Costanzo si è concentrato sulla raccolta museale attraverso sopralluoghi che hanno consentito la, seppure non totale, visione diretta dei materiali e l’individuazione di un patrimonio eterogeneo il cui corpus più antico faceva parte della collezione del Museo d’Arte Teatrale. Viene dunque presa in esame un’ampia selezione di lavori tra dipinti, sculture, disegni di architettura, archetipi, fotografie e stampe nella maggior parte dei casi inediti, la cui analisi viene strettamente connessa all’indagine del contesto storico-artistico e della temperie culturale palermitana dei secoli XIX e XX, con l’auspicio che tale prima ricognizione della raccolta storico-artistica del Teatro Massimo possa offrirsi a una ulteriore e più ampia indagine finalizzata alla conoscenza di un patrimonio ancora da scoprire.

    Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo by: Cristina Costanzo 20,00

    Il lavoro di Cristina Costanzo si è concentrato sulla raccolta museale del Teatro Massimo.
    Soprattutto, attraverso sopralluoghi, ha potuto visionare i materiali e ha individuato un patrimonio eterogeneo.
    Il corpus più antico faceva parte della collezione del Museo d’Arte Teatrale.

    Dipinti, sculture, disegni di architettura, archetipi, fotografie e stampe nella maggior parte dei casi inediti sono presi in esame, formando un’ampia selezione di lavori raccolti.

    Pertanto, l’indagine del contesto storico-artistico e della temperie culturale palermitana dei secoli XIX e XX è il punto di partenza dell’analisi.

    Infine, l’auspicio è che tale prima ricognizione della raccolta storico-artistica del Teatro Massimo, possa offrirsi a una ulteriore e più ampia indagine finalizzata alla conoscenza di un patrimonio ancora da scoprire.

  • La personale dell’architetto-artista di origine israeliana Avner Sher, formatosi al Technion Institute of Technology di Haifa, attraverso l’impiego del sughero nelle sue opere, costituisce una attenta riflessione sul tema della integrazione religiosa, culturale e sociale. L’ispirazione delle opere di Avner Sher è profondamente legata a Gerusalemme e ai concetti di distruzione e rinascita associati alla storia del popolo ebraico e del Medio Oriente. Il “ponte”, che dà il nome alla mostra, è la metafora del ruolo che l’arte può ricoprire nella società contemporanea, oggi sempre più complessa e culturalmente articolata, come fattore di aggregazione e spazio d’incontro.

    La mostra, curata da Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo, è organizzata dall’Associazione Culturale ACRIBIA, di raccordo con l’Università degli Studi di Palermo e col patrocinio dell’Ambasciata di Israele, e si inserisce tra gli eventi di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

     

     

    Sher Avner Bridge Palermo Jerusalem. Un ponte tra Palermo e Gerusalemme by: Ermanno Tedesci, Flavia Alaimo, 25,00

    Sher Avner è un architetto-artista di origine israeliana, formatosi al Technion Institute of Technology di Haifa.
    Il significato delle sue opere è una attenta riflessione sul tema della integrazione religiosa, culturale e sociale. Lo fa, attraverso l’impiego del sughero nelle sue opere.

    L’ispirazione delle opere di Avner Sher è legata a Gerusalemme e ai concetti di distruzione e rinascita. Per questo motivo, al centro dei suoi lavori, c’è la storia del popolo ebraico e del Medio Oriente.
    Il “ponte”, che dà il nome alla mostra, è  certamente la metafora del ruolo che l’arte può ricoprire nella società contemporanea.

    La mostra, curata da Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo, è organizzata dall’Associazione Culturale ACRIBIA, in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo e col patrocinio dell’Ambasciata di Israele.
    Si inserisce tra gli eventi di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.