• In occasione del bimillenario della morte di Augusto (14 d. C. – 2014) a Roma Tre si è tenuto il simposio di cui questi atti rappresentano una selezione. L’incontro di giovani studiosi con formazioni diverse ha permesso di riflettere sull’unicità del Mediterraneo come luogo di fondazione degli imperi, imperi che hanno resistito dall’antichità fino al XX secolo.

    Imperia by: Conte Gianpaolo, Torreggiani Valerio, Uranio Filioli F., Zaccaro F., 25,00

    Collana Studi e ricerche – “Imperia. Lo spazio mediterraneo dal mondo antico all’età contemporanea” a cura di: G. Conte, V. Torreggiani, F. Zaccaro, F.F. Uranio

  • In gara col modello. Studi sull’idea di competizione nella lettratura latina. Un libro per Giusto Picone

    Che cosa appartiene, in modo peculiare, all’idea latina di “competizione”? In quale misura, per intenderne il senso, chiamiamo in causa le cornici di riferimento proprie del tempo in cui viviamo?  “In gara col modello” conduce i lettori ad esplorare i modi in cui, nella letteratura di Roma antica, parole come contentio o certamen siano state usate per definire i processi di costruzione del discorso letterario e per costruire paradigmi utili a interpretare, governare, cambiare le istanze della cultura e della società latina nel corso della sua storia. Una linea di ricerca che appartiene all’identità scientifica di tutti gli autori del volume, i quali l’hanno sviluppata nel dialogo con Giusto Picone, professore di Lingua e letteratura latina all’Università di Palermo, di cui sono stati allievi.

    Parte del ricavato della vendita del volume sarà destinato alla creazione di un premio per la miglior tesi di laurea in Letteratura latina che venga discussa, nell’arco del triennio 2017-2019, in uno dei corsi di studio in cui il professor Picone ha insegnato.

    In gara col modello. Studi sull’idea di competizione nella lettratura latina by: Marco Formisano, Rosa Rita Marchese, 20,00

    In gara col modello. Studi sull’idea di competizione nella lettratura latina. Un libro per Giusto Picone

    In gara col modello” conduce i lettori ad esplorare i modi in cui, nella letteratura di Roma antica, parole come contentio o certamen siano state usate per definire i processi di costruzione del discorso letterario.

    Inoltre, per costruire modelli utili a interpretare, governare, cambiare la cultura e la società latina nel corso della sua storia.
    Una linea di ricerca che appartiene all’identità scientifica di tutti gli autori del volume, i quali l’hanno sviluppata nel dialogo con Giusto Picone, professore di Lingua e letteratura latina all’Università di Palermo, di cui sono stati allievi.

    Infine, parte del ricavato della vendita del volume sarà destinato alla creazione di un premio. Sarà assegnato per la miglior tesi di laurea in Letteratura latina nell’arco del triennio 2017-2019.

    Questo testo è edito da Palermo University Press, la casa editrice dell’università degli studi di Palermo. Ci aiuta a capire l’idea latina di “competizione” e in che modo chiamiamo in causa le cornici di riferimento proprie del tempo in cui viviamo.

  • In principio era il cielo

    di Pierdonato Taccogna

    In che nido di segni nasce l’arte?
    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.
    In principio era il cielo

    di Pierdonato Taccogna

     

    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.

    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.

    Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente.

    Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.

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    In principio era il cielo – Pierdonato Taccogna by: Raffaello Contemporary Art 10,00

    In principio era il cielo

    di Pierdonato Taccogna

    In che nido di segni nasce l’arte?
    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.
    In principio era il cielo

    di Pierdonato Taccogna

     

    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.

    Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.

    Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente. Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”. Risalire alle origini di un’opera è difficile: di quella fonte noi sappiamo poco o niente.

    Eppure la avvertiamo. Se tendiamo le orecchie, ci sembra quasi di percepirne il suono. L’unico atteggiamento plausibile sembrerebbe inchinarsi all’evidenza del reale. Inchinarsi, e contemplare. Il cielo è del resto, come recita una famosa poesia della Szymborska, l’unico vero inizio. Per raffigurarlo non occorre una volta stellata, e neppure alzare il capo: esso è “dietro, sottomano e sulle palpebre”.Nell’evocare un paesaggio autunnale, Matisse non richiamava a mente quali tinte si addicessero a quella data stagione, quanto le sensazioni che essa gli recava; Picasso, per suo conto, era solito ripetere che dipingere è il mestiere del cieco, poiché “uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che dice a sé stesso riguardo ciò che ha visto”.

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  • The informal credit market is nowadays an important part of the financial system of the developing countries. It plays a decisive role in channeling credit to small and poor borrowers in both urban and rural areas. It also constitutes an important source of working capital of all sizes and serves generally to ameliorate inefficiencies in the allocation of formal credit sector. The thesis is absolutely valid also during modern age. Along the whole modern age, informal credit has actually been the most widespread financial method. On the contrary, credit practiced by counters and merchants bankers, especially by means of letters of exchange, was mainly aimed at satisfying crowns, governments, municipal finances, big towns supplies needs. This is the reason why every commercial and manufacturing activity had to resort to un-institutional forms of credit, consisting in a wide range of traditional customs, law institutions and organizations, granting Europe the necessary financial basis from which to develop its own primary and secondary sectors.

  • Una spada nera dai riflessi bluastri e intarsi d’oro. Questa è l’arma del cavaliere Lothian. La sua lama distrugge i demoni che incontra lungo il suo cammino alla ricerca del Sacro Graal. Eppure lui è capace di parlare il vernacolo infernale.
    Quando gli emissari del Re Nero faranno la loro comparsa sulla terra, tempi bui giungeranno per coloro che la abitano: il cavaliere viaggerà a lungo, con i suoi compagni, per contrastarli.

     

    Inglorius – Alberto Figuccia by: Alberto Figuccia 10,00

    Una spada nera dai riflessi bluastri e intarsi d’oro. Questa è l’arma del cavaliere Lothian. La sua lama distrugge i demoni che incontra lungo il suo cammino alla ricerca del Sacro Graal. Eppure lui è capace di parlare il vernacolo infernale.
    Quando gli emissari del Re Nero faranno la loro comparsa sulla terra, tempi bui giungeranno per coloro che la abitano: il cavaliere viaggerà a lungo, con i suoi compagni, per contrastarli.

  • L’ambito di riflessione e di pratica che usa chiamarsi Traduttologia, con i contenuti di cui è depositario, deriva dal modo francese (Traductologie) di intendere la scienza della traduzione. Una scienza di recente introduzione, in realtà, se è solo a partire dagli anni Settanta del Novecento che nascono e si sviluppano nuovi e articolati orientamenti che nei paesi anglosassoni si fanno rientrare nel quadro dei Translation Studies. A guardar bene, più che una scienza al singolare, la traduttologia può esser considerata una interdisciplina in cui convergono tratti di diverse scienze sociali e umanistiche, dall’informatica alla letteratura comparata, dalla linguistica alla semiotica, dalla sociologia all’antropologia.
    Nella specifica prospettiva sociosemiotica che qui adottiamo la traduttologia fa riferimento al complesso di saperi intesi a studiare le trasformazioni semiotiche connotanti il passaggio dal “prototesto” al “metatesto”, pur tenendo ben distinti la pratica e il processo traduttivo. In quest’ottica le trasformazioni prese in esame riguardano distintamente la traduzione intralinguistica e quella interlinguistica, la intersemiotica e la intertestuale, la traduzione metatestuale, la intratestuale e la intestuale.

    INTERPRETARE PER TRADURRE. APPUNTI DI TRADUTTOLOGIA SEMIOANTROPOLOGICA by: Mario G. Giacomarra 14,00

    L’ambito di riflessione e di pratica che usa chiamarsi Traduttologia, con i contenuti di cui è depositario, deriva dal modo francese (Traductologie) di intendere la scienza della traduzione. Una scienza di recente introduzione, in realtà, se è solo a partire dagli anni Settanta del Novecento che nascono e si sviluppano nuovi e articolati orientamenti che nei paesi anglosassoni si fanno rientrare nel quadro dei Translation Studies. A guardar bene, più che una scienza al singolare, la traduttologia può esser considerata una interdisciplina in cui convergono tratti di diverse scienze sociali e umanistiche, dall’informatica alla letteratura comparata, dalla linguistica alla semiotica, dalla sociologia all’antropologia.
    Nella specifica prospettiva sociosemiotica che qui adottiamo la traduttologia fa riferimento al complesso di saperi intesi a studiare le trasformazioni semiotiche connotanti il passaggio dal “prototesto” al “metatesto”, pur tenendo ben distinti la pratica e il processo traduttivo. In quest’ottica le trasformazioni prese in esame riguardano distintamente la traduzione intralinguistica e quella interlinguistica, la intersemiotica e la intertestuale, la traduzione metatestuale, la intratestuale e la intestuale.

  • Sale!

    Nell’inedito Studi su la storia di Sicilia dalla metà del XVIII secolo al 1820 il futuro storico si confronta con l’assenza di un racconto che spieghi le ragioni di un’identità oppositiva e bisognosa di ragioni per presentarsi al mondo; serve una storia dei più importanti tra gli eventi recenti. La Costituzione del 1812 tradita dal re, il voltafaccia degli inglesi, la rivoluzione del 1820: tutto spinge il giovane Amari a rivendicare le ragioni della patria. Nell’aprile 1834 comincia a scrivere e per più di due anni l’oscuro impiegato del Ministero accumula materiali, cerca informazioni nei giornali, prova a orientarsi nel sottobosco delle memorie non pubblicate e districarsi fra le interessate verità dei protagonisti. Deve decidere l’attendibilità dei testimoni, affronta tutte le difficoltà derivanti dallo scrivere una storia vicina che ha generato passioni non ancora spente. Nella Sicilia dell’800 la storia e la politica camminano accanto con l’obiettivo di creare uno stato d’animo propizio alla lotta per l’indipendenza: come tutti i neofiti Amari è animato da fervore, in breve diventa uno degli esponenti più accesi del partito siciliano preparandosi a essere politico e storico. Ma dopo oltre due anni di lavoro abbandona il manoscritto ormai voluminoso. Alla fine della vita, nel gennaio 1888, Amari esplicita la sua decisione: «risalendo alla Costituzione siciliana trovai la sua forma più netta alla fine del XIII secolo dopo il Vespro e pensai che la storia di quella grande rivoluzione avrebbe preparati gli animi alla riscossa molto meglio che il racconto della effimera riforma costituzionale del 1812 o della inconcludente rivoluzione del 1820. Perciò lasciai questo argomento e posi mano al Vespro». A quella Guerra del Vespro che gli darà fama immediata ed europea (dalla Prefazione) 

  • Sale!

    Chi è stata davvero Maria Carolina d’Asburgo-Lorena e cosa ha rappresentato per le sorti dei Regni di Napoli e di Sicilia? Nato sulla spinta del Bicentenario della morte, questo volume analizza la complessa personalità e la sfaccettata figura della discussa regina tramite alcune originali letture e inedite interpretazioni seguendo un percorso interdisciplinare che coinvolge specialisti di diversi settori invitati a ragionare su alcuni specifici aspetti della sua vita e dell’epoca nella quale vive e opera: Giulio Sodano riflette sul potere delle donne in antico regime, con particolare attenzione alla costruzione della regalità femminile nei secoli dell’età moderna; Giuseppe Cirillo si sofferma sulle riforme politiche del Regno borbonico; Elisa Novi Chavarria affronta il rapporto della sovrana con la fede mediato dalla figura del confessore; Gianluca Del Mastro quello con l’Antico e gli scavi di Ercolano; Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione quello con il teatro, la musica e in generale col mondo dello spettacolo; Paola Zito l’amore per i libri e per la sua biblioteca; Vega de Martini quello per l’oreficeria; Eva Baumgartner quello con Vienna, sua culla e tomba; Giulio Brevetti quello con la propria immagine, e dunque con l’iconografia pittorica ufficiale. Un lavoro collettaneo, dunque, che non ambisce a sancire una parola definitiva sulla figlia più intelligente di Maria Teresa nonché moglie ingombrante di Ferdinando IV di Borbone, quanto piuttosto a suggerire, come si evince dall’Introduzione dei curatori Sodano e Brevetti, altre e future ricerche su questo personaggio ancora oggi poco studiato e a suo modo, nel bene e nel male, straordinario.

  • The volume gives new insights into aspects of Irish-Italian Cultural Studies, while offering a new cultural perspective offered by academics from different countries as well as a homage to William Butler Yeats on the 150th anniversary of his birth.
    Keywords: Ireland/Italy relations; literature, liminality, Irish culture and identity; translation studies. The position of Ireland − historical, as well as geographical and cultural − and the moments of change through which Ireland has passed and is passing have it a liminal space. The legacy of the past is intersecting with the present. Traditions are questioned and future outcomes are thrown into doubt. Furthermore, physical and social mobility − the phenomena of the new rich and the new poor and of economic migration into Ireland rather than out of Ireland − confirms the state of Ireland as a stepping stone, a land ‘betwixt and between’, which implies such concepts as identity and difference and conveys feelings of separation, marginality and (re)assimilation. As Irish culture and identity were and are being shaped by the diaspora and other forms of expatriation, in our days vicinity with new migrants is contributing to the construction of a modern country. The book will probe into the diverse dimensions of liminality as they manifest themselves, mainly analyzing the relations between Irish and Italian literature and culture, giving particular importance to processes of interaction and confrontation of cultural identities which are often the prerogative of mobility experiences. The book will also celebrate the work of Nobel laureate WB Yeats, who spent some time in Italy,
    on the 150th anniversary of his birth.

     

    Irish-Italian Studies. New perspectives on cultural mobility and permeability by: Chiara Sciarrino 15,00

    Irish-Italian Studies è un libro che fa parte della collana Atti e Convegni.

    Chiara Sciarrino, durante il suo viaggio in Irlanda, ha studiato la cultura italiana vista dagli irlandesi.

    I inevitably felt the need to investigate the ways in which Italians and Italian cultures were viewed.

     

    Questo libro contiene i documenti della Decima Conferenza della Federazione Europea delle Associazioni e dei Centri degli Irish Studies.

    Per ulteriori prodotti della stessa collana, clicca QUI.

     

  • L’attuale dibattito all’interno dell’Unione Europea sulle modalità di apertura, chiusura e difesa delle frontiere comunitarie a soggetti provenienti da altri continenti attraverso il mare, invita la comunità scientifica a fornire all’opinione pubblica e ai governanti strumenti di interpretazione di lungo periodo sul significato della frontiera marittima e sulle sue modalità di controllo, regolamentazione e gestione giuridica da parte delle istituzioni politiche del passato e del presente. Conoscere e comprendere in prospettiva storica i problemi delle società di frontiera sui temi dell’insediamento, del controllo commerciale, giuridico e militare dello spazio frontaliero consente di storicizzare temi e fenomeni attuali ricostruendone le radici storiche e, al tempo stesso, di proporre molteplici soluzioni che tengano conto dei differenti approcci culturali, storico-sociali ed economici. In particolare, le zone di confine e le isole per la loro posizione geografica si trovarono ad affrontare l’emergenza dell’altro e dell’incognito per primi e spesso senza gli strumenti e le risorse adeguate. L’equilibrio economico, sociale e sanitario di comunità isolate o liminari, composte da pochi individui, poteva e può ancora oggi essere messo in crisi da eventi esterni non regolati o controllati.
    In questa prospettiva, i saggi pubblicati nel volume vogliono riflettere sul tema della frontiera come luogo di incontro, attraversamento e passaggio e sul ruolo dei territori insulari sia come frontiera sia come nodo all’interno di una fitta rete di trasmissione dei saperi, ponendo al centro delle riflessioni le società locali, anche nel rapporto con gli attori esterni.

    Isole e frontiere nel Mediterraneo moderno e contemporaneo by: Arturo Gallia, Giannantonio Scaglione, Lavinia Pinzarrone, 20,00

    Il libro parla dell’attuale dibattito all’interno dell’Unione Europea sulle modalità di apertura, chiusura e difesa delle frontiere del Mediterraneo. Pertanto, invita la comunità scientifica a fornire all’opinione pubblica e ai governanti strumenti di interpretazione, soprattutto sul significato della frontiera marittima e sulle sue modalità di controllo. Ed, inoltre, sulla regolamentazione e gestione giuridica da parte delle istituzioni politiche del passato e del presente.

    Fondamentale è conoscere e comprendere i problemi delle società di frontiera, soprattutto da una prospettiva storica, sui temi dell’insediamento nel Mediterraneo. Ma anche del controllo commerciale, giuridico e militare dello spazio frontaliero consente di storicizzare temi e fenomeni attuali ricostruendone le radici storiche.

    In particolare, le zone di confine e le isole si trovarono ad affrontare l’emergenza dell’altro e dell’incognito per primi. Spesso senza gli strumenti e le risorse adeguate.

    L’equilibrio economico, sociale e sanitario di comunità isolate o liminari può ancora oggi essere messo in crisi da eventi esterni non regolati o controllati.
    In questa prospettiva, i saggi pubblicati nel volume vogliono riflettere sul tema della frontiera come luogo di incontro, attraversamento e passaggio e sul ruolo dei territori insulari sia come frontiera sia come nodo all’interno di una fitta rete di trasmissione dei saperi, ponendo al centro delle riflessioni le società locali, anche nel rapporto con gli attori esterni.

  • Sale!

    Il volume è un omaggio tributato dagli allievi al professore Salvatore Fodale. In linea con i temi di ricerca del maestro, il filo conduttore sono le Istituzioni ecclesiastiche e il potere regio tra l’età normanna e la fine del Medioevo. Uno spazio particolare è dedicato alla città di Messina, al centro dei saggi sulla religiosità tra Oriente e Occidente e su Raimondo Puyolis, arcivescovo catalano nel Trecento. Il rapporto tra Istituzioni ecclesiastiche e potere regio emerge negli articoli su Papato e propaganda di crociata nel Duecento e sul monastero di Santa Maria del Bosco. Viene, inoltre, esaminata la complessa relazione tra Martino il Giovane e la comunità ebraica siciliana. Il regno di Alfonso il Magnanimo fa da sfondo ai saggi sul memoriale della Camera reginale, al tempo della moglie Maria di Castiglia, e sulla Descendencia dominorum Regni Sicilie di Pau Rossell, codice commissionato a Valencia tra il 1437 e il 1438. In un mondo a parte sembrano vivere i La Grua, baroni di Carini, non inseriti nel sistema di potere della monarchia.

  • Krisis by: Guglielmo Brancato 20,00

    Krisis è un progetto fotografico, concepito nel corso di un viaggio in Islanda.

    Scegliendo l’opzione ritiro in sede, è possibile ritirare la propria copia del volume presso la presentazione di giorno 11 dicembre alle ore 18.00, presso la Sala Mostre Annamaria Fundarò, ex Facoltà di Architettura,  Edificio 14 corpo “C” piano 1°. Per maggiori info leggete QUI

    Krisis è un progetto fotografico concepito nel corso di un viaggio in Islanda durato tre mesi. Guglielmo, attraverso i suoi scatti, affronta il tema dell’uomo che si confronta con la natura. Un confronto che sovrasta e distrugge.
    Un viaggio “introspettivo” per ritrovare se stesso.
    Un’Odissea composta da una partenza, un percorso in continua definizione, una meta da raggiungere costituita dalla fotografia. Uno scopo che lo porta infine al ricongiungimento con il proprio essere e alla riconquista definitiva della stabilità.

    Guglielmo è un Ulisse moderno che con la stessa tenacia ha intrapreso un lungo viaggio, ha affrontato con coraggio il rischio dell’avventura per raggiungere la scoperta di sé e ha narrato con abilità retorica le varie tappe della sua esperienza.

  • “Le fabbriche di ceramica costituiscono uno dei più cospicui punti d’incontro e di contatto tra tendenze e stili “colti” e “popolari”, sicchè i loro prodotti riflettono il confluire di due filoni culturali che spesso sono perfettamente fusi in un tutt’uno armonico”. Così Antonino Buttitta introduce la “ceramica popolare” nella sua voce dell’Enciclopedia Universale dell’Arte.
    Quella di Giovanni De Simone è una produzione ceramica che risponde ai due filoni che non sono paralleli ma che, piuttosto procedono a fianco, trovando innumerevoli punti d’incontro. Non a caso opere come le lucerne realizzate da De Simone trovano rispondenza in quanto ancora annota Buttitta: “Nei prodotti ceramici nei quali artisticità e funzionalità concorrono ad un unico scopo di decoro , le lucerne siciliane a figura umana costituiscono uno degli esempi più nobili e cospicui”.

    L’ARTE OLTRE LA MATERIA. CERAMICHE DISEGNI DIPINTI by: Giovanni De Simone 25,00

    “Le fabbriche di ceramica costituiscono uno dei più cospicui punti d’incontro e di contatto tra tendenze e stili “colti” e “popolari”, sicchè i loro prodotti riflettono il confluire di due filoni culturali che spesso sono perfettamente fusi in un tutt’uno armonico”. Così Antonino Buttitta introduce la “ceramica popolare” nella sua voce dell’Enciclopedia Universale dell’Arte.
    Quella di Giovanni De Simone è una produzione ceramica che risponde ai due filoni che non sono paralleli ma che, piuttosto procedono a fianco, trovando innumerevoli punti d’incontro. Non a caso opere come le lucerne realizzate da De Simone trovano rispondenza in quanto ancora annota Buttitta: “Nei prodotti ceramici nei quali artisticità e funzionalità concorrono ad un unico scopo di decoro , le lucerne siciliane a figura umana costituiscono uno degli esempi più nobili e cospicui”.

  • L’insegnamento della letteratura italiana e della filologia romanza by: 10,00

    L’insegnamento della letteratura italiana e della filologia romanza: nella facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Palermo dalle origini ai nostri giorni

    Questo frammento sull’insegnamento della letteratura italiana e della filologia romanza nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Palermo dalle origini ai nostri giorni, è uno dei tasselli che dovevano comporre l’articolato mosaico di una storia dell’Ateneo di Palermo promossa dal Magnifico Rettore Atonino Gullotti, che per una serie di accidenti diversi non ha visto la luce, con la conseguenza che molti dei lavori già pronti non sono stati pubblicati. Si deve all’impegno di Giovanni Santangelo e della sua attenta revisione la pubblicazione dell’inedito.

  • L’Isola dei Vicerè by: Francesco Benigno 10,00

    L’isola dei Vicerè:
    Potere e conflitto nella Sicilia spagnola (sec. XVI-XVIII)

    La storia della Sicilia spagnola può essere guardata con occhi molto diversi da quelli che una radicata tradizione storiografica ci ha abituati ad usare. Invece di indugiare su una vicenda di sconfitte e delusioni, di occasioni mancate e di fallimenti, si può tentare di rileggere la vicenda isolana nei secoli XVI-XVIII come quella di un universo in trasformazione, per quanto difficile e contrastata. Invece di immaginare secoli senza politica, contrassegnati dalla brutale sopraffazione e da velleitarie resistenze, si può delineare uno scenario intricato di alleanze e di lotte politiche, di scontri e di capovolgimenti di fronte. Invece di ipotizzare una società chiusa in sé stessa, dedita a coltivare un’essenza interiore, la sicilianità, tanto impalpabile da risultare metafisica, si possono con pazienza ricostruire le relazioni di potere, le reti personali e culturali, gli scambi. Invece di fantasticare su un’isola arcigna, dominata da un baronaggio coeso, che patteggia con la Corona lo scambio tra fedeltà e predominio sociale, si possono rintracciare i legami trasversali che legano le divisioni della provincia siciliana a quelle del centro della Monarchia. È ciò che prova a fare questo libro, dedicato alle forme del potere e alle dinamiche del conflitto nella Sicilia spagnola. Ne risulta un universo mosso e cangiante, riletto con domande aggiornate e perciò non solo più interessante ma anche più attuale.

  • Lo scopo del libro è di ricostruire alcune fasi della storia del Sant’Uffizio nei territori della Repubblica di Venezia durante il secolo dei lumi, il periodo generalmente meno studiato dagli storici dell’Inquisizione. Laddove le fonti l’hanno reso possibile, si è cercato di estendere l’indagine alle sedi periferiche e non solo a quella veneziana e udinese, che sono le più note perché corredate da archivi completi che documentano l’attività repressiva dei tribunali all’incirca dalla metà del Cinquecento sino
    alla fine del XVIII secolo. La Serenissima, infatti, ospitava nei propri territori ben quattordici tribunali, la cui documentazione è andata perlopiù perduta. In questo senso l’esame dei documenti ha permesso di raccogliere informazioni su processi e controversie che ebbero luogo nelle sedi periferiche.

    L’Inquisizione nel secolo dei lumi. Il Sant’Uffizio e la Repubblica di Venezia by: Veronese Fabiana 20,00
    Collana Chiese e culture religiose – “L’Inquisizione nel secolo  dei lumi. Il Sant’Uffizio e  la Repubblica di Venezia” di Fabiana Veronese

    Pubblicazione in corso.

  • La Fabbrica in Versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia

    Ferrari propone un’analisi di lungo respiro delle dinamiche con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori.

    Dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia. Utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare e integrare la classe operaia nella comunità nazionale del Terzo Reich.

    Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung. Strategia di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “tipicamente nazisti”.

    Dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo. Nazionalsocialismo che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista.

    Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Goebbels.

    Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.

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    La Fabbrica in Versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia by: Vanessa Ferrari 18,00

    La Fabbrica in Versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia

    Ferrari propone un’analisi di lungo respiro delle dinamiche con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori.

    Dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia. Utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare e integrare la classe operaia nella comunità nazionale del Terzo Reich.

    Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung. Strategia di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “tipicamente nazisti”.

    Dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo. Nazionalsocialismo che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista.

    Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Goebbels.

    Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.

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  • La forma del silenzio by: Amarji 10,00

    La forma del silenzio

    Amarji è un piccolo miracolo. La sua opera fa vacillare le coscienze, le convinzioni di chi dubita che la poesia possa ancora essere un genere letterario di successo.

    Il poeta siriano si fa portavoce della propria cultura millenaria

    Egli ne ripercorre le radici fino a farle sbocciare in una riflessione lucida e consapevole sugli eventi del proprio tempo.

    Amarji è un poeta straordinario, ma anche un profeta all’inverso, che non pretende di indicare la via, ma partecipa ai dubbi, alle crisi, ai drammi, ma anche alle meraviglie che toccano quotidianamente ognuno di noi.

    Questo libro è il racconto di uno stupore che si realizza giorno dopo giorno. Ed è proprio questo aspetto a renderlo tanto contemporaneo da far sospettare che il tempo sia davvero una convenzione goffa ed antiquata.

    La parola si rivela uno strumento rivoluzionario, capace di congelare un momento attraverso pochi versi, posizionati dall’autore con l’attenzione e la cura che ogni buon artigiano deve saper adoperare.

    Amarji è anche un traduttore attento, capace di convertire intensità e forme della propria lingua in italiano, senza svilirle in alcun modo, ma approfittando della fonetica e della metrica della nostra lingua con un’accortezza rara.

    Il risultato è un’edizione bilingue esemplare. Sono onorato di accogliere in Metro questa silloge.

    E mi auguro che il lettore possa partecipare, da testimone oculare, alla meraviglia che ho provato quando ho letto, per la prima volta, le bozze di questo volume.

    Nel corso della vita di ognuno di noi capitano innumerevoli incontri. Chi fa cultura, in particolare, ha il dovere di farsi narratore di questi appuntamenti, di raccontare gli uomini e le loro storie.

    Amarji lo ha fatto attraverso la propria arte. E il nostro incontro è stato un dono, una fortuna rara, che doverosamente ho voluto condividere con i lettori di questa collana.

    Dopo la lettura di ogni testo, si percepisce un vuoto dolce, una malinconia: la sensazione di aver ascoltato una storia completa, ma di non averne abbastanza.

    Per tale ragione, si volta pagina e si continua a leggere.

    Nella speranza che il libro non finisca mai, che ci sia ancora una storia nuova da ascoltare.

    (dalla prefazione de La forma del silenzio di Alessio Arena)

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  • La Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società by: Simone Rambaldi 18,00

    La Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società
    Dell’Università degli Studi di Palermo

    Dopo un lungo periodo di oblio, alle collezioni di calchi in gesso si riconosce oggi l’importanza che meritano, non solo per il valore che tali manufatti possiedono come oggetti d’arte,ma anche per il ruolo di primo piano che in passato essi hanno rivestito
    ai fini dello studio della storia dell’arte antica. Fino ad oggi, tuttavia, non si era ancora pensato ad un allestimento organico, che mirasse, inoltre, al recupero della valenza didattica all’origine di questa raccolta di calchi. Ciò si è reso ora possibile, in concomitanza col trasferimento di sede del Dipartimento Culture e Società, consentendo così, in primo luogo, di rivalutare un patrimonio di grande importanza, lasciato in eredità al Dipartimento da una delle “anime” che vi sono confluite, cioè la
    scuola di Archeologia.